L’opera di fra Roberto - Un approccio teologico

Prof. dr. Wolfgang W. Müller
Istituto ecumenico, Università di Lucerna

La disputa attorno alle immagini sacre nella Chiesa antica muoveva essenzialmente attorno ad una questione fondamentale che ancor oggi nulla ha perso della sua attualità: il trascendente ed il divino sono visualizzabili? Le oscillazioni tra iconoclasti e iconoduli erano ancora in pieno fermento: l’immagine di Dio può essere rappresentata? La disputa era condotta duramente, portata avanti con ogni mezzo e la decisione, presa durante il secondo Concilio di Nicea (787), è valida ancora oggi. La possibilità di visualizzare la storia della salvezza è caratteristica propria dell’arte cristiana. Interi periodi della storia dell’arte si sono dedicati a questo argomento. Rappresentazioni di Cristo, temi dalla vita di Maria e dei Santi sono usuali nelle arti figurative fino ad oggi. Il divieto di rappresentazione della tradizione ebraica e le limitazioni nella rappresentazione divina dell’lslam attraverso la calligrafia, sottolineano il cammino ed il valore proprio del cristianesimo su questa tematica.
La base teologica per la decisione presa allora non sta nel livellamento della questione posta, cioè se il divino possa essere rappresentato in modo adeguato, bensì nella direzione di una ricerca dei principi basilari della fede cristiana stessa. Il Credo della chiesa delle origini, che riconosce in Gesù di Nazaret il Messia, il figlio di Dio, giustifica la possibilità di rappresentare gli avvenimenti della fede con mezzi umani. L’umanità di Cristo non è una livrea che veste il divino, bensì tramite la sua vita, le sue predicazioni, ma anche nelle sue azioni, la parola di Dio giunge all’umanità. In questa vita terrena, che conosce anche i dati limite della nascita e della morte, si palesa la compassione di Dio per noi uomini. La Chiesa dunque riconosce, diffonde e celebra come motivo stesso del suo essere questo mistero della fede.
Questo mistero può esser trattato in diversi modi e l’arte visiva rappresenta un mezzo espressivo importante per porre, in un unico contesto, aspetti umani e ambiti trascendenti, divini. Proprio la tradizione francescana ha costantemente considerato la propria concezione teologica, come pure la sua spiritualità rivolta all’umano, quale vera e propria matrice della fede. L’uso della rappresentazione della Natività con il presepe, fino ad oggi strettamente legata alla festività natalizia, si rifà a questa tradizione italiana. La prassi di tematizzare il trascendente nell’umano è costitutiva per il pittore Fra’ Roberto, la cui opera pittorica va collocata in questa tradizione teologica e spirituale.
L’approccio introduttivo proposto non vuole indurre ad un’analisi storiografica, né vuole inquadrare la sua opera in un contesto storico-artistico. Questo è già stato fatto altrove in modo puntuale ed autorevole. Qui si vuole semplicemente e modestamente tentare di rilevare le linee teologiche della sua arte e le suggestioni, i pensieri proposti non pretendono di essere esaustivi. Tutti gli ambiti tematici, sia sacri che profani, trovano fondamento nell’amore per la Creazione. La bontà di questa, nonostante le fratture e le frammentazioni prodotte e insite nella stessa esistenza umana e nella sua storia, rappresenta il motivo di fondo della teologia e della spiritualità francescana. Pensiamo qui anche solo al Cantico delle creature di San Francesco con la sua lode in chiave classica della perfezione e della bellezza della creazione. L’aspetto umano in tutte le sue sfaccettature viene descritto da Fra’ Roberto sulle fondamenta di questa teologia della creazione. Gli occhi dei suoi personaggi possono esprimere la meraviglia, la stessa meraviglia provata quando è iniziata la comprensione del mondo, mentre in un altro sguardo possiamo rilevare il dolore che fa intuire, a chi sta guardando, l’assurdità del male. Dobbiamo qui menzionare quei molti dipinti, quelle immagini devozionali, che ornano le chiese della Svizzera italiana e tedesca e che raccontano la storia della salvezza della Bibbia. In questo contesto non dobbiamo neanche dimenticare la pittura astratta in quanto permette, proprio nella radicale rinuncia alla figurazione, di sfiorare nell’ambito di una simbologia informale, i limiti dell’immaginario e di visualizzare lo spazio, il contesto in cui la trascendenza incide nella nostra coscienza. Ancora, in questo contesto, si deve citare il potere simbolico del colore per cui in quelli forti di base e nei toni pastellati riecheggia la coscienza della creazione stessa.
Pure l’arte vetraria, in cui Fra’ Roberto è stato introdotto da Hans Stocker, raccoglie le istanze di questa teologia della creazione. Il rapporto con l’astrazione e con la luce viene inteso dall’artista come un riferimento simbolico al Divino. Gli scritti biblici, come le riflessioni filosofiche della tradizione occidentale, riconoscono nella luce il simbolo e la metafora di Dio: la luce dona e preserva la vita. Nella parlata corrente si dice che quando comprendiamo qualcosa di nuovo, veniamo illuminati. L’opposto della luce è il buio, la notte. Di notte tutto è immerso nell’oscurità, nulla è riconoscibile. L’occhio umano percepisce la scansione dei colori solo nella luce. Si tenga anche presente che i raggi luminosi ci conducono verso la fonte della luce stessa e che questa sfugge sostanzialmente alla nostra percezione. Il sole, immagine e simbolo nella liturgia primitiva della resurrezione di Cristo, vuole rendere comprensibile ai nostri sensi sia ciò che non si può vedere, sia ciò che è incomprensibile. L’osservazione di una vetrata di Fra’ Roberto in una giornata di sole non solo riempie lo spazio della chiesa, ma pervade anche i pensieri dello spettatore con la simbologia sconfinata insita nella luce. Essa, nel senso vero della parola, stimola, nutre, eccita il nostro cuore, i sensi ed il pensiero.
La trasposizione in immagini delle narrazioni e delle scene bibliche attualizza il suo contenuto per il nostro tempo. La scelta di forme semplici, essenziali e di linee costruttive chiare, riporta al carattere esistenziale di fondo di questo racconto, e ci conduce sulla via di un’iniziazione alla narrazione come racconto rivolto a chi sta osservando. Nell’osservare, vedere e comprendere le scene rappresentate, percepiamo il senso profondo che il racconto biblico rappresenta nella vita di ogni essere umano. Le scene della vita di Gesù, le narrazioni della sua infanzia, della sua passione, del periodo pasquale vengono svolte da Fra’ Roberto in modo magistrale. Allo stesso modo svolge motivi della vita di santi, in particolare dei santi dell’Ordine francescano, che vanno intesi come congregazione storica di questa lieta novella (euangelion).
L’evoluzione stilistica di Fra’ Roberto si avvicina sempre più alla non figurazione, uno sviluppo di cui è emblematico il ciclo “Tracce del volto”. La verosimiglianza si dipana sempre più nei tratti fondamentali di un volto, e in ciò vengono espressi motivi esistenziali. Nell’osservazione di un’impressione, da un profilo estetico, si giunge a ciò che Hans Georg Adamer ha chiamato “fusione degli orizzonti”. Ciò che un volto esprime passa all’osservatore, lo coinvolge. L’immagine invita a pensare, a sentire, a vedere come propri la sensibilità, il dolore, il cordoglio, l’ira, la gioia, la lotta, la speranza qui espressi. Il ritratto, un topos della pittura occidentale, ha in sé sia componenti di natura teologica che spirituale. La rappresentazione di un volto esprime la sua individualità e la sua unicità. L’anima di una persona si riflette nel suo volto. “Il mio volto” sta per la mia vita, la mia esistenza sta per l’incompiutezza ed il mistero di ogni vita umana. Il concetto di persona, con cui nel linguaggio contemporaneo viene espressa la dignità e l’individualità di ogni essere umano, deriva, nel senso dell’analisi del significato storico del termine, dal linguaggio tecnico della chiesa delle origini. I teologi del tempo volevano col termine di persona definire in modo articolato sia l’assoluto mistero di Dio, come anche le linee di fondo della rivelazione cristiana. Gesù Cristo nella sua persona è il riflesso di Dio nel tempo e nello spazio. La tradizione ortodossa della pittura d’icona, la sua sacralità, ha qui le sue radici più lontane. Va anche ricordato che la devozione popolare conosce il fenomeno del panno della Veronica. In epoca moderna la rappresentazione della persona diventa sempre più l’espressione dell’autonomia dell’uomo che, da un profilo teologico, resta ancora profondamente legato a Dio. Nella modernità la sua rappresentazione si radicalizza sempre più in un’impressione. Persino nell’autoritratto i contorni si vanno perdendo, portando in primo piano quei tratti elementari, fondamentali che il volto è in grado di esprimere. Il rapporto tra I’elemento esistenziale ed il mistero della vita umana si coglie in modo esemplare nelle molte rappresentazioni dell’apparenza umana nel pittore russo Alexej von Jawlensky. In Fra Roberto esso ha dei tratti che riflettono I’atteggiamento esistenziale dell’uomo. Nell’osservazione di un volto s’instaura un rapporto con un “Tu”, che reclama la nostra stessa dignità. Il filosofo francese Emmanuel Levinas ha sviluppato una fenomenologia esistenziale della persona, la cui dignità si rispecchia nella sua apparenza affidando allo spettatore l’ esortazione “Tu non (mi) devi uccidere”. La dignità e la moderna preoccupazione per la giustizia e la pace sono saldamente riunite in quest’unica frase. Levinas ci ricorda ancora che questa considerazione di un impegno etico della vita umana, che si formalizza proprio nella nostra apparenza, gli è stata palesata quando si è occupato della rivelazione giudaico-cristiana. Per il cappuccino Fra Roberto questo punto di vista si amplia ulteriormente nell’ottica francescana. A chiunque, così voleva il Santo d’Assisi, deve essere offerta la Pace nel momento in cui varca la soglia di un convento.
Francesco d’Assisi ha operato in un periodo inquieto, sia dal profilo ecclesiastico che politico. Il movimento che ha generato rivendicava riforme nell’ambito della politica ecclesiastica del suo tempo. Con la testimonianza militante del singolo (così il volere del fondatore dell’Ordine), si doveva riportare in auge il messaggio evangelico. Anche questo impulso del Santo di guardare alle istituzioni in modo critico, per non essere fine a sé stesse, si ritrova nella pittura di Fra Roberto. Il ciclo dei “Cardinali” coglie in pieno questo spirito francescano di formulare una critica per amore della causa. I cardinali sono da sempre i più stretti collaboratori del papa nella curia romana. La dignità cardinalizia è un riconoscimento che pretende una serietà, una fedeltà ai principi, un profondo amore ed impegno per i campi della chiesa. Il grande studioso medievale Bonaventura, è utile ricordarlo, è stato il primo francescano innalzato al rango di cardinale. La porpora cardinalizia dipende, così vuole la tradizione, dalla disponibilità al sacrificio di offrire la propria vita per il vangelo. La storia tuttavia ci riporta anche la corruzione in cui questo ruolo è caduto. Attraverso la figura del cardinale si può dunque puntare il dito e circoscrivere a piacimento la decadenza, la falsità, la capacità di manipolazione che ha penetrato il potere di un’istituzione. Il cardinalato è talora stato rapportato ad una chiesa dei ricchi, dei potenti e di una gerarchia che si è distolta vieppiù dalle sue vocazioni originali. Non meraviglia dunque che la critica all’istituzione ecclesiastica sia stata innescata spesso dal ruolo malamente gestito da questi. Fra Roberto affronta questo complesso contesto nel ciclo citato, indicando nel ritratto di un immaginario cardinale l’ambivalenza ed i pericoli insiti in questo ufficio. Sono studi psicologici in cui vengono mostrati uomini deboli e potenti. Il rosso cardinalizio viene stavolta dipinto come il colore della decadenza che si staglia da sfondi scuri, neri e grigi. I ritratti mostrano uomini, uomini di fede e senza fede, timorati ed ambiziosi, uomini che amano il vero e uomini falsi che incorporano questa missione svolta in modo assai differente da quanto ci si sarebbe aspettato. Come vive e come svolge una funzione (sociale) un uomo cui è stato affidato un ruolo? Come si confrontano un’istituzione ed un individuo nel divenire delle vita? Sono domande che oggi appaiono centrali nel postulato dell’autorità e della condotta di vita. Un ufficio, una funzione dovrebbero integrare nella nostra maturazione; ma un tale impegno può anche far fallire un singolo. La generalizzazione, di cui il titolare è portatore, è indotta. In Fra Roberto non si tratta di accusare il singolo, bensì di prendere coscienza che ogni vita è esposta a pericoli di questo genere. Il richiamo di Gesù al pentimento, un richiamo che Francesco visse dal profilo esistenziale, trova nei “Cardinali” di Fra’ Roberto una visualizzazione di grande attualità.
Questo ciclo pittorico non deve essere considerato isolato nel contesto della sua opera. Ad esso va affiancato anche la serie dei “Martiri”, che proprio in opposizione ai “Cardinali” esprime il contenuto di un vero impegno esistenziale per il vangelo. Se nella rappresentazione dei potenti della chiesa vengono tematizzati i fallimenti, le tentazioni, nella serie dei “martiri” viene posto l’accento sulla testimonianza di vita per il messaggio di Gesù Cristo di cui la chiesa deve sempre sentirsi interprete. Nei deboli, negli umiliati, nelle vittime assassinate dal potere temporale si palesa la infinita indulgenza di Dio che supera tutte le barriere, tutte le trappole e torture di cui l’uomo nella storia è stato capace (senza tuttavia focalizzarle in senso ideologico). Una missione questa nella quale l’Ordine francescano si è sempre sentito impegnato. In questi due cicli della pittura di Fra‘ Roberto si riflettono dunque le argomentazioni della critica religiosa del nostro tempo, ed in essi risiede una risposta - inequivocabile - ed una riflessione sulla testimonianza di ogni singola esperienza vitale.
Nell’introduzione, partendo dalle conclusioni prese nella disputa sulla rappresentazione del sacro nella chiesa delle origini, è stata sollevata la questione se i nostri sensi e strumenti come la scrittura, l’immagine, la danza, la musica... possano tematizzare il divino in modo adeguato. La questione resta centrale e si pone per ogni opera d’arte che si rivolga al trascendente. Il pittore Fra’ Roberto richiama con i suoi dipinti ai fondamenti stessi della fede in Cristo. La sua opera comprende sia dipinti sacri che profani. La traccia qui proposta pone in secondo piano la differenziazione tra questi due contesti. Essa trova una motivazione solo nella collocazione dei singoli dipinti. In ciò che l’opera esprime, questi due contesti sono saldamente legati: nell’Umano risplende la Trascendenza e lascia tracce - perlomeno intuibili - del Divino nella storia e nella vita di ogni uomo. Fra’ Roberto assume così l’impegno dell’annuncio di San Francesco, dal profilo della sua rappresentazione, come proprio, e attraverso la sua opera rende partecipi della sua fede nella bontà e nella bellezza divina.