La via Crucis

Prof. dr. Giuseppe Curonici

Nella storia dell’arte, la Crocifissione è raffigurata a partire dal V secolo. Nella seconda metà del Medioevo si formò una pratica devozionale, che ripresentava la salita di Cristo al Calvario attraverso un ciclo di varie tappe visitate dai pellegrini in processione. Il contenuto narrativo, elaborato già nel XII e nel XIII secolo da S. Bernardo, S. Francesco, S. Bonaventura, si è poi sistematizzato tra il secolo XV e il secolo XVIII. La maggior parte delle stazioni derivano dal Vangelo, altre sono state proposte nei racconti popolari, che non sono sempre documentati storicamente ma hanno un valore simbolico.
La prima volta che fra’ Roberto dipinse una Via Crucis fu nel 1961, per il convento di Wil (San Gallo). Nella chiesa parrocchiale di Arbedo nel 1986 eseguì una Via Crucis su vetrata, aggiungendo un quindicesimo episodio, quello risolutivo: la Resurrezione. Si attenne a tre colori, bianco e azzurro intenso con pochissimi elementi in giallo, su pannelli a forma di rettangolo in orizzontale, con un disegno abbreviato che si raccoglie attorno alle teste di Cristo e degli altri personaggi. Con l’accrescersi della sua esperienza, fra’ Roberto concentra le forze sulla presenza umana diretta, mentre il tratto e il gesto della pennellata diventano aperti e mossi. Fra le varianti in cui viene presentata la Via Crucis, fra’ Roberto ha scelto quella denominata tradizionale, che è la più diffusa nella popolazione. Nell’Ultima Cena, il maestro e i dodici discepoli sono un gruppo consolidato, e soltanto un intervallo spaziale mette in evidenza, sulla parte destra, Cristo collocato di tre quarti. La scena è costituita dai volti stupiti e inquieti e dei movimenti delle mani. Fra’ Roberto adotta una disposizione asimmetrica, decentrata, che riconosce la compattezza alla comunità nonostante la presenza misteriosa di un traditore, e introduce un senso di tensione che preannuncia un dramma di gravità estrema.

La via Crucis presso la Fondazione Frey-Näpflin di Stans
Analisi dei quadri

1. L’arresto e la condanna. Nella prima stazione Cristo splendente di porpora si manifesta immobile nella sua luce - solo - davanti al cielo e alla terra, e ci appare semplice e diretto nel suo volto umano, come uno di noi.
2. Caricato della croce. La croce qui è un blocco squadrato, pesantissimo in basso, orizzontale e inesorabile. La figura si piega sull’oggetto come in un abbraccio, e aderisce ad esso quasi formando un corpo unico. Il blocco massiccio è la parte più buia del quadro; la parte luminosa sono l’aureola, che pure sembra lacerata e stracciata, il volto, e la grande mano in primo piano.
3. Cade la prima volta. Che Cristo cada tre volte non è precisato dal Vangelo; sta nel racconto devozionale. La contrapposizione tra luce e ombra ( che fra’ Roberto apprese studiando il Caravaggio) si è accentuata. La croce è un cupo blocco orizzontale, la composizione è quasi simmetrica con il volto al centro e le mani ai lati; in realtà il protagonista è in posizione obliqua, stravolto dallo sforzo, con gli occhi che quasi si chiudono.
4. Gesù incontra sua madre. I due volti sono collocati uno sopra l’altro, più statico ed esteso quello della madre, più breve e mosso quello del figlio, assorti in una sofferenza e calma tormentosa. Un’accentuata agitazione è invece nelle pennellate che formano i vestiti dai colori contrappposti.
5. Un uomo chiamato Simone della città di Cirene viene fermato e costretto ad aiutare il condannato a portare la croce. Entrambi sono realizzati pittoricamente quasi con il medesimo colore, un giallo terroso e livido stranamente luminoso, con un riflesso più chiaro su Cristo. La composizione è a ritmo grave quadrangolare.
6. La Veronica. Le tracce di sangue lasciate su un panno dal volto ferito, nell’immaginario popolare sono trasformate in un ritratto preciso. L’episodio non è documentato nei Vangeli; il nome Veronica è comunemente inteso come Vera Icona. Da notare la distinzione tra due livelli di discorso: il volto della donna è di dimensioni minori ma è più denso carnalmente, immagine di un volto reale; il volto sul velo è più ampio, in tradizionale segno di rispetto, ma è quasi trasparente o evanescente. Qui l’artista non ha dipinto la visualizzazione diretta di un volto, bensì l’immagine di una precedente immagine, la raffigurazione di una precedente figura.
7. Gesù cade la seconda volta. La figura mantiene la sua identità, ma nello stesso tempo è deformata, le labbra sono gonfie, i volumi in disfacimento. È assai attenta l’ esecuzione pittorica, secondo le possibilità fornite da un espressionismo gestuale informale (Wols, Fautrier, Bacon). La composizione orizzontale è resa complessa dal tessuto pittorico.
8. Incontra le donne di Gerusalemme. Le donne sono rappresentate soltanto nei volti ravvicinati e immobili, ed emergono dal buio con una luce-colore quasi lunare. Cristo è di consistenza carnale, ma sfuma nel buio.
9. Cade la terza volta. Il corpo è rovesciato, immobile a terra. Sullo sfondo si estende un paesaggio cupo, denso ed elementare (certe pitture di Rothko), ma tutta la scena è agitata dalle contrapposizioni di luce e forme sconvolte.
10. È spogliato delle vesti. Tolti gli oggetti, tolte le insegne, l’uomo è ridotto alla sua condizione elementare. La figura è frontale su un fondo lontano: questa concezione dello spazio ha diverse ragioni, la volontà di concentrarsi sul nucleo del dramma, e la tradizione culturale della pittura delle icone collocate in uno spazio indeterminato, che può essere inteso sia come astratto, sia come sovrapersonale.
11. Inchiodato sulla croce. È avvenuta la fusione di due colori, la porpora e il tono dorato del corpo di Cristo. Nell’ iconografia occidentale e orientale il corpo della persona divina assume sovente una consistenza luminosa, ma a questo momento riemerge l’immediatezza della carne.
12. Gesù muore sulla croce. Le pennellate sono drammatiche, allungate e trasparenti. La materia tende a dissolversi e ora si presenta come energia e luce. Le contrapposizioni avvengono non fra colori puri ma fra impasti complessi, che a loro volta assieme al colore principale contengono ulteriori contrapposizioni; il protagonista è strettamente unito al suo sfondo.
13. Deposto dalla croce. Nei lineamenti appaiono le fattezze del teschio, la madre ha assunto una maggiore presenza nel patimento del volto e nel movimento della mano, che accoglie carezzevolmente e protegge la testa del figlio. Il sistema dei colori è in una nuova versione: predominano il giallo luminoso, il blu e il nero, il rosso è in un cielo lontano coperto da un’ombra verticale.
14. Gesù è collocato nel sepolcro. Il realismo espressionista è nella composizione e nel disegno, che esprimono forme straziate, mentre l’idealizzazione è nella luminosità; lo spazio dello sfondo prosegue eguale e senza limiti.